The sole purpose of human existence is to kindle a light in the darkness of mere being - Carl Jung

Significato Ed Evoluzione Delle Danze Nel Mondo

Leonella Cardarelli

Il ballo, che oggi va tanto di moda soprattutto tra i giovani, prima di essere una moda o una tendenza è un’espressione naturale del corpo e dell’arte, nonché un’antica forma di devozione.

Quello che molte persone hanno dimenticato è che il ballo nasce con l’uomo primitivo che con la danza esorcizzava attraverso il movimento le proprie paure ancestrali, vedi le danze tribali, alle quali si associano quelle praticate allo scopo di rendere omaggio alle divinità adorate.
Il nostro essere, la nostra mente, il nostro animo si esprimono attraverso il corpo, che è la nostra porta verso il mondo esterno, è la nostra parte materiale, il mezzo con il quale manifestiamo le nostre passioni, soddisfiamo i nostri desideri, i nostri bisogni, percepiamo noi stessi e gli altri, attraverso il quale ci realizziamo. La nostra esistenza sulla terra è imprescindibile dal nostro corpo. In questo contesto il ballo con la sua gestualità diventa linguaggio con il quale possiamo esprimere le nostre emozioni, senza utilizzare la parola, ma attraverso la musica, diventando sempre più spesso terapeutico e liberatorio.

Nell’arco della storia il ballo è diventato pian piano un’arte, una vera e propria disciplina, dove le evoluzioni dei ballerini si trasformano in performance. Il ballo però è anche intriso di molteplici significati legati agli dèi, alla guarigione, alle tradizioni popolari e al contatto con il divino. Ciascun tipo di danza predilige alcuni movimenti piuttosto che altri. Questa preferenza corrisponde allo stile di un ballo.
Vediamo insieme in che modo la danza si è evoluta ed ha avuto significato nei vari popoli e contesti storici.
Danze sciamaniche (trance dance) Wilbert Alix, studioso di sciamanesimo, sostiene che sciamanesimo è un termine generico che comprende i princìpi spirituali esistenti in tutte le culture del mondo prima di cinquemila anni fa.

L’obiettivo delle danze sciamaniche è la guarigione e la connessione con il nostro spirito. Gli antichi infatti vedevano la natura e tutto ciò che essa comprendeva come una manifestazione del divino. Di riflesso mimare la natura era considerato un modo per collegarsi alle divinità. Fu questa l’origine della danza. Anche in parti geografiche diverse, ogni cultura ha conosciuto un tipo di danza basata sul mimare gli animali e gli elementi della natura. Gli sciamani in qualsiasi parte del mondo adoravano il pulsare del pianeta, che manifesta la sua forza con l’acqua, l’aria, il fuoco e la terra. Con le danze gli sciamani cercavano di ottenere coraggio, compassione, di prevedere il futuro tramite visioni o di guarire. Danzare era un po’ come pregare o rendere omaggio. Ma in che modo avveniva la guarigione? Tramite tamburi e percussioni l’individuo cadeva in uno stato di trance e in quello stato si collegava ai poteri di guarigione dello spirito. La trance dance è un tipo di danza sciamanica che oltre ad inglobare gli elementi sciamanici ufficiali quali percussioni, suoni di guarigione e tecniche respiratorie fa uso di una benda o bandana con cui si coprono gli occhi al fine di concentrarsi sul viaggio interiore. Questo utilizzo della benda è volto ad eliminare le distrazioni visive e a favorire una visione interiore anziché esteriore. Non a caso nei tempi antichi questi rituali si svolgevano di notte perché l’oscurità favoriva la concentrazione. Così, danzando nell’oscurità, si scoprono realtà parallele in cui troviamo soluzioni ai nostri problemi. Le danze sciamaniche erano diffuse non solo tra i nativi americani e gli africani ma anche in Cina. In Cina le danze sciamaniche si praticano ancora oggi al fine di migliorare la salute, esse sono incluse negli esercizi di qigong. Durante la dinastia Zhou c’era un rituale popolare per il Capodanno denominato “Il grande esorcismo”. Uno sciamano indossava una pelle d’orso sulla testa, con quattro occhi d’oro, come per guardare nelle quattro direzioni. Danzando attraverso il villaggio, seguito da una processione di abitanti che portavano maschere rappresentanti i vari animali dello zodiaco cinese (topo, gallo, maiale…), cacciava via pestilenze e spiriti maligni. In Cina esistono molte rappresentazioni delle danze sciamaniche e l’uomo saggio in lingua taoista veniva raffigurato come uno sciamano danzante coperto di piume. Queste danze, successivamente, diedero l’impressione di conferire salute e longevità e vennero integrate nel qigong come danze terapeutiche.

Tra le culture native americane ed afroamericane è diffusa anche la danza sacra, che comprende l’uso di suoni, percussioni, nenie e maschere. Con la danza sacra si svuota la mente, si trasforma il proprio essere e la propria immagine al fine di risolvere problemi e guarire, infatti si tratta di una danza di trasformazione.
Oltre che in Cina, anche qui in Occidente lo sciamanesimo vive ancora, nascosto dietro altri nomi o altre vesti, ad esempio nei seminari per la meditazione o nei corsi per lo yoga, il reiki e il PEM.

Danze africane
La danza è il collante di uno stato immenso come l’Africa. In Africa esistono moltissimi gruppi sociali con stili, culture e colori differenti ma la danza li accomuna tutti. Ogni società ha una sua danza, ad esempio in Senegal si balla il sabar, nel Mali si danza il sounou. Tramite le danze si distinguono i gruppi. Spiega Doudou N’Diaye Rose jr., famoso ballerino senegalese e maestro di danza a Parigi:
La danza e la musica, per noi africani sono la vita. Sono un mezzo di comunicazione, di conoscenza e di scambio. Ogni cosa, dal momento in cui siamo nel ventre materno, passa attraverso l’esperienza del corpo. L’Occidente invece ha problemi con il corpo perché il sistema sociale individualistico porta i bambini a crescere soli, a scuola come in famiglia. In Africa non è così: i bambini sono abituati a crescere con gli altri, a condividerne gioie e dolori, a partecipare attivamente agli eventi sociali. […] La danza non è però una ‘questione di sangue’ come molti continuano a sostenere usando frasi fatte, ma di cultura. Gli africani non nascono con il cromosoma ‘danza’. Il ritmo non è né africano né italiano né americano; non appartiene alla cultura di nessun popolo ma è universale poiché il ritmo originario è il battito del nostro cuore.
Tuttavia Alphonse Tiérou, coreografo e ricercatore ivoriano ed ex consulente all’Unesco per la ricerca sulla danza in Africa precisa che
in tutti i villaggi africani ci sono persone che non danzano mai, che non sono capaci di mettere un piede davanti all’altro, che non sanno danzare affatto.

La danza è come il canto, la pittura o la musica e quindi va “coltivata” attraverso il lavoro continuo. In Africa esistono grandissimi danzatori che affermano che il ballo è un’arte che si acquisisce con il tempo, l’impegno, la pazienza e tramite un maestro e solo a quel punto si può trasmettere alle nuove generazioni. La danza per gli africani è preghiera, seduzione, passione, terapia ma anche divertimento, un divertimento che per loro si può praticare ovunque.

In questo contesto, in una simile dimensione della danza, profonda come lo è appunto quella africana, vorrei riportare un bellissimo riferimento di José Ortega y Gasset dal suo libro Idea del teatro:

Nell’Africa Nera, per intendere che un uomo è straniero, che appartiene a un’altra tribù, si dice “Danza con un altro tamburo.” E in molti posti, chi tocca indebitamente, o si azzarda a battere senza il sufficiente titolo il santo tamburo tribale, è condannato a morte. All’europeo che ha vissuto nelle misteriose selve del Congo e della Nigeria, rimane sempre il tam-tam pertinace di innumerevoli tamburi invisibili che suonano testardamente per giorni, settimane, anni, senza fermarsi. E ciò significa che milioni di uomini praticano con tenacia di ossessi, di maniaci, la danza, come se quella fosse il lato della vita più importante. E in effetti lo è, perché nella danza, anche senza vino o droghe, l’uomo dimentica se stesso, la pesantezza della sua vita, e riuscendo a vedere il mondo come altro da quello che è, muovendosi in un ultramondo felice, è lui stesso felice e “ultravive”.

Per Alphonse Tiérou

la danza pura, quella vera, originale, svela, demistifica, lascia cadere la maschera. Essa è libertà, indipendenza ed autonomia. E’ l’astrazione totale dei problemi di origine, di classe sociale, di altezza, di peso, d’età, di sesso, di bellezza o di pigmentazione della pelle, che sono fonte di divisioni e sangue ingiustificato. La funzione fondamentale della danza è di ‘trasformare’ l’insieme dei corpi, la materia prima per eccellenza, in una pioggia di suoni, scintille, fiamme, gioia e luce, attraverso il genio creatore.
In Africa i canti e le danze accompagnano ogni momento della vita quindi abbiamo una danza per invocare la pioggia, una per accompagnare il defunto nell’aldilà, un’altra per pregare, una per celebrare il matrimonio ecc. La danza africana è una manifestazione della cultura stessa, condivisa da tutto il gruppo di riferimento.

Lo stile africano si caratterizza principalmente per il ritmo e per la ripetizione dei movimenti, che sono molto energici, ma abbiamo anche dolci movimenti ondulatori che servono a riequilibrare le energie del corpo. Caratteristica primaria della danza afro è che si balla a piedi nudi per avere un contatto più diretto con la Terra, elemento naturale fondamentale per gli africani. Per loro danzare è come parlare ed ogni passo di danza rappresenta una parola volta a creare un discorso. Per comprendere ed apprezzare la vera essenza della danza africana è necessario conoscere gli elementi culturali dell’Africa stessa come afferma anche Belco Tourè, insegnante maliano che vive a Padova, che insiste molto sul connubio e la complementarietà tra danza e cultura. Per questo motivo non è semplice insegnare un tipo di danza perché la danza è l’espressione della cultura di un popolo. In Italia vi sono molte scuole di danza africana, caraibica e orientale ma difficilmente un occidentale danzerà come un autoctono di questi luoghi e questa è cosa ormai risaputa. C’è anche da dire che in molte scuole di ballo la cultura di questi popoli non viene neanche accennata, trattando la danza come una cosa a sé stante e ciò rappresenta un errore da parte dei maestri di ballo. Se ad esempio un insegnante spiegasse il significato che un gesto ha nella cultura di origine di un ballo, forse l’allievo riuscirebbe anche a danzare meglio. Il punto è che per noi la danza non è espressione della cultura: gli occidentali ballano primariamente per spettacolo, non perché amano una cultura, e raramente danzano per esprimere davvero qualcosa, a meno che non amino il ballo con tutto il cuore. Ma questa non vuole essere una critica agli occidentali, è solo un tentativo di spiegare perchè si balla in modi diversi nel mondo. E’ una questione di approccio.
In ogni modo io credo che il ballo deve essere prima di tutto una fonte di piacere, di benessere e di divertimento (invece di essere una forma di competizione come spesso lo è da noi), non a caso in molte lingue del mondo il termine per indicare la danza esprime altresì l’idea di piacere, divertimento e distrazione. La danza è e deve essere un piacere.

Danza orientale (danza del ventre)

La danza orientale (in lingua araba raqs sharqi) è detta anche danza della felicità ed anticamente era una danza rituale per propiziare la fertilità della Madre Terra. La danza del ventre non nasce quindi per essere uno spettacolo che allieta gli uomini bensì come una danza delle donne per le donne e si ricollega ad antichi culti religiosi. Questi culti celebravano la fertilità della terra nelle antiche società matriarcali del Medioriente (Turchia, Grecia, Mesopotamia, Egitto…). La maggior parte degli studiosi ritengono che la danza del ventre sia di origine mesopotamica, terra in cui le donne la praticavano in onore della dea della fertilità Ishtar. Ma non tutti sono d’accordo: anche le egiziane ne rivendicano l’origine, infatti la danza del ventre è detta anche danza egiziana. Maria Strova, autrice del libro Il linguaggio segreto della danza del ventre (2005) ritiene che le origini appartengano a più culture. Si sostiene che sia una danza che aiuta anche durante il parto, infatti sembra che venisse danzata in cerchio intorno alla partoriente. Matteo Liberti ci spiega che le movenze cercavano di imitare le forme e i ritmi della natura, come le onde del mare, le fasi lunari, l’uovo o il serpente; mentre altre evocavano esplicitamente il parto o l’atto sessuale: in questa ottica vanno interpretati i movimenti (shimmy) dei fianchi e del bacino, fatti vibrare e sussultare velocemente.

La danza del ventre esprime fascino e sensualità coinvolgendo tutto il corpo, soprattutto il bacino, da cui ogni movimento inizia e finisce, risveglia l’energia femminile ed aiuta ad eliminare blocchi emotivi ed energetici. In molti luoghi questa danza è ormai scomparsa ma le zingare egiziane continuano a tramandarla da madre in figlia. Ci sono diversi stili di danza del ventre tra cui il baladi, lo sharqi, lo zar e il faraonico. Lo stile zar si ricollega alle danze sciamaniche ed è utilizzato come danza di guarigione effettuandola in cerchio, al centro del quale vi è la persona da far guarire. Si tratta di un vero rito. Danzare in cerchio ha un significato preciso: danzando in cerchio, tenendosi per mano, le energie rimangono racchiuse in quell’area e l’obiettivo del rito si realizza molto più efficacemente. Qualsiasi rito ha molta più probabilità di avverarsi se lo si compie in gruppo ed in cerchio. Il cerchio è un forte simbolo esoterico e una figura importantissima nella geometria sacra: non ha inizio e non ha fine.

Kiirtan

Il kiirtan è prima di tutto un canto fondato sul mantra Baba Nam Kevalam e ad esso si associa la danza; lo scopo è di preparare alla meditazione e di diffondere amore raggiungendo stati elevati di coscienza in breve tempo. L’origine viene fatta risalire ai tempi di Shiva e Parvati e nel 1971 questa pratica fu introdotta nell’Ananda Marga. Shrii Shrii Anandamurti ha donato all’umanità il kiirtan con il siddha mantra Babanam Kevalam, che significa “tutto è infinito amore”.

Al kiirtan si associa una danza ritmica, molto semplice (Lalita Marmika), che consiste nel battere l’alluce destro dietro al tallone sinistro e viceversa, in modo alternato, flettendo leggermente le ginocchia. Questo consente di prepararle al periodo di immobilità che dovranno affrontare durante la meditazione.

Praticando tutti insieme il kiirtan (magari nello stesso momento, anche se in parti geografiche diverse) si emanano nel mondo onde d’amore che aiutano l’umanità ad evolvere. Il kiirtan, preparando il corpo alla meditazione e al rilassamento, può essere definito una meditazione mistica dinamica. Praticato regolarmente è un trattamento energetico che libera il nostro inconscio dai vari blocchi energetici ed emotivi, nonché dalle paure, dall’ansia, dalla vanità donandoci pace e amore.

Danze celtiche

Sulle origini delle danze celtiche non ci sono fonti scritte ma sembra che esse fossero praticate dai druidi per motivi religiosi. Le prime testimonianze le abbiamo a partire dal XVI secolo. Le danze celtiche ebbero una vita altalenante in quanto in alcuni periodi storici furono viste di cattivo occhio, soprattutto dalla Chiesa, che tentò di bandirle. Esse si diffusero in Gran Bretagna, America, Australia e Nuova Zelanda nel XIX secolo a causa dell’emigrazione dovuta alla carestia delle patate, che colpì l’Irlanda tra il 1845 e il 1849. In questi ultimi anni le danze celtiche stanno avendo successo anche in Italia, Svezia e Germania.

Le danze “più irlandesi” sono le ceili, ma oltre a queste vi sono la set dance e la step dance, che sono nate da incontri con la cultura francese e scozzese. La dinamica del ballo è in genere questa: più coppie ballano simultaneamente, disposte in cerchio o lungo gli angoli di un quadrato. La musica è molto allegra e nel contempo delicata, è composta da strumenti quali violino, fisarmonica, flauto (tra cui il whistle) e bodhran (che è un tipo di tamburo). Le danze celtiche sono molto belle da vedere e riproducono gli elementi esoterici dell’arte irlandese come la croce celtica. La croce è un simbolo esoterico di gran lunga anteriore al Cristianesimo: indica le quattro strade dei quattro angoli della Terra (da cui derivano meridiani e paralleli) e dei quattro elementi al centro del quale c’è la Dea Madre, punto in cui convergono tutte le forze e tutte le energie (il simbolo della croce formato da quattro punti e un centro lo ritroviamo anticamente in tantissime culture, tra cui il Messico). Osservando queste danze di desume infatti che i celti credevano nelle forze cosmiche. Gli intrecci che si rappresentano danzando stanno ad indicare l’eterna evoluzione spirituale dell’umanità, mentre i nodi rappresentano la trama della vita.

Danze caraibiche

Le danze caraibiche sono: salsa, bachata, merengue, reggaeton, rueda de casino (che in realtà è una salsa ballata in cerchio, non è propriamente un ballo a sé stante) e rumba. Sono nate tramite gli africani che, a causa della colonizzazione, hanno importato la loro cultura nelle isole caraibiche.

Quando si parla di balli latini si intendono i balli latini (samba, paso doble, cha cha cha), quando si parla di danze caraibiche si intendono precisamente questi sei balli. Preciso che la rumba non è sempre considerata un ballo caraibico da tutti, c’è chi la colloca tra i latini e chi la colloca tra i caraibici ma in genere c’è maggiore propensione a considerarla un ballo caraibico.
Le danze caraibiche sono per lo più danze di corteggiamento che l’uomo fa per la donna infatti durante il ballo è l’uomo che deve guidare la donna. Il reggaeton è un fenomeno recentissimo e non è proprio una danza di corteggiamento ma una danza dal sapore erotico e molto provocante. La rueda de casino è una salsa ballata in cerchio, in gruppo, che dà la possibilità di danzare con più partner. Le danze caraibiche hanno origine dalle credenze negli Orixàs (che a Cuba vengono chiamati Orichas): le danze sono nate poiché per adorare le divinità, gli uomini imitavano le divinità stesse.

Il termine ‘santeria’ indica la religione più diffusa ancora oggi a Cuba (e in buona parte dei Caraibi). Quando gli spagnoli importarono gli schiavi neri per colonizzare l’isola essi praticavano per lo più la religione africana yoruba e adoravano gli Orixàs, spiriti e divinità legate alla natura e di aspetto umano, non molto diversi da quelli dell’Olimpo greco. Ma gli spagnoli non l’accettarono. […] Così i futuri cubani […] hanno pensato di nascondere dietro i santi della religione cattolica i loro Orixàs. Da qui il nome, santerìa. […] E’ grazie a questa antica storia che noi oggi balliamo la rumba e la salsa.

Ma in che modo sono nati questi balli? Ce lo spiega Albertico Calderòn, famosissimo ballerino e maestro di ballo:
Gli Orixàs hanno delle caratteristiche, delle qualità che li contraddistinguono. Hanno un compito o un lavoro, rappresentano un’attività o un modo di essere. E i ballerini rappresentano queste caratteristiche e questi compiti, danzando. […] Ochùn rappresenta la dolcezza, la femminilità, la sensualità. E’ una donna molto bella e sicura di sé. Sa di piacere, diremmo quasi che se la tira anche un po’! […] Danzando mima il gesto di cospargersi il corpo di miele e di “lanciarlo” addosso agli altri. E’ anche una donna molto vanitosa, un po’ ochetta, diremmo noi, e sempre ballando mima il gesto di guardarsi allo specchio, di pettinarsi i capelli, scuote le braccia piene di braccialetti proprio perché le piace sentire il tintinnio dell’oro. Il suo ballo è molto sensuale e delicato. Muove molto il bacino e anche la parte alta del suo corpo in maniera molto sensuale ma mai volgare, sia chiaro.

Questa descrizione corrisponde al modo in cui la donna balla la salsa cubana e al tempo stesso è la descrizione del modo in cui balla l’Orixà Ochùn, che a quanto pare… è stata la prima ballerina di salsa cubana!

Le danze caraibiche negli ultimi anni hanno avuto un successo strepitoso qui in Occidente. In genere l’uomo occidentale, affascinato dalla disinvoltura con cui ballano i cubani, si sforza di ballare come un cubano ma ci sono delle differenze sostanziali proprio sul modo di rapportarsi al ballo: bisogna infatti tener presente che per i sudamericani, così come per gli africani, il ballo è un mezzo di comunicazione, è qualcosa con cui si sta sempre a contatto. Per gli occidentali invece il ballo è una forma di spettacolo, perciò noi impariamo a ballare nelle scuole di danza, con dei maestri che ci spiegano la tecnica. Attualmente le danze caraibiche non solo sono un modo per avvicinarsi ad un elemento culturale come il ballo ma sono anche un modo per socializzare, per condividere una passione, per divertirsi e… per ridare valore al corteggiamento.

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